Gli stati piccoli sono quelli con piu’ soldi

ottobre 11, 2010  |  Politica  |  Share

I Classici de Press News Veneto (PNV): ve riproponemo n’articolo del 30 Giugno 2008 inedito in version italiana (version originale)

Due mesi fa stavo trafficando con i dati di Eurostat per preparare la mia presentazione al convegno (del 6 aprile a Grisignano, vedi video, ndr) e volevo vedere se era proprio vero. Possibile che una teoria sentita dieci anni prima alla Georgetown University sul perché dell’indipendenza avesse già un riscontro nei dati? Mi ricordo ancora che, solo pochi mesi dopo l’evento del campanile di San Marco, il prof. Alesina della Harvard University presentava una sua teoria sui motivi economici dell’indipendenza. Tutto sommato era una spiegazione piuttosto banale: durante i periodi di pace e commercio libero, i piccoli stati sono politicamente più efficienti e i cittadini di stati troppo grandi premono per una dimensione politica consona alle esigenze del momento.

Del perché free-trade e globalizzazione portino a un equilibrio di stati piccoli ho già trattato in un articolo precedente. Ma è proprio vero? Quando ho visto i dati di PIL pro capite dei paesi europei non ci volevo credere. [vedi fig.1] Neanche a farlo apposta, i paesi più ricchi dell’Europa occidentale sono tutti piccoli. Perlomeno in confronto alle grandi superpotenze ottocentesche (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna), che troviamo a fondo classifica. Queste grandi economie dei G7, che in duecento anni ci hanno procurato tante guerre, hanno i cittadini che mediamente stanno tra i più poveri dell’Europa occidentale. Uniche eccezioni sono Grecia e Portogallo, ma cambiano poco.

Ma come è possibile questa tendenza? [Vedi fig.2] Siamo abituati all’idea che sia solo un problema italiano, ma anche se è vero che l’Italia è in caduta libera, è un problema che hanno anche altri dinosauri di un’altra epoca. Più si aprono i mercati mondiali, più terreno perdono questi pachidermi rispetto a stati più piccoli ed efficienti.

Per esempio l’Irlanda negli anni ottanta era fra gli stati più poveri dell’Europa occidentale, ma oggi gli irlandesi sono in media più ricchi addirittura degli svizzeri. L’Irlanda ha saputo sfruttare delle opportunità globali perché aveva la flessibilità necessaria per attuare una certa politica. Una flessibilità che, per esempio, la Scozia non ha perché al contrario degli irlandesi, gli scozzesi sono ancora sudditi della corona britannica.

L’efficienza degli stati piccoli si nota anche guardando all’est europeo [Vedi fig.3]. Tutti stati con pochi milioni di abitanti e tutti in forte crescita. Unica eccezione la Polonia che, con i suoi 40 milioni di abitanti è forse la nazione con la crescita più moderata. Da notare anche la crescita sia della Repubblica Ceca che della Slovacchia. La performance di queste nuove nazioni uscite dal vecchio contenitore artificiale chiamato Cecoslovacchia, dimostra che entrambe queste regioni si sono giovate dell’indipendenza e che non è vero che la crescita di una regione sia a scapito dell’altra. Con l’indipendenza si vince tutti.

E’ invece preoccupante il caso opposto della Germania Est. Al contrario di cechi e slovacchi, che hanno optato per l’indipendenza, loro sono entrati a far parte della grande federazione tedesca. Adesso, dentro un contenitore di ottanta milioni di persone, stanno perdendo colpi anche a dispetto di tutto il denaro che viene pompato a Berlino dai fondi federali. [vedi fig.4].

Se ci basiamo sui fatti invece che sui luoghi comuni e guardiamo ai successi di indipendenza di questi ultimi vent’anni, troviamo solo crescita economica: Lituania, Lettonia, Estonia, Rep. Ceca, Slovacchia, Slovenia, Montenegro…Tutti in crescita, tutti contenti. Al giorno d’oggi l’indipendenza non è solo la salvezza per la Venetia, ma anche per altre realtà altrettanto succubi di questo contenitore Italia. Indipendenza significherebbe più commercio e rapporti con Emilia, Toscana, Sicilia, Sardegna…proprio come cechi e slovacchi.

Allora, se da bravi manager dobbiamo investire per un futuro più roseo, non possiamo continuare a buttare i soldi in un’infrastruttura vecchia, ammuffita e arrugginita come è il contenitore Italia, un cimelio di un’altra epoca. Dobbiamo invece studiare il modello politico che funziona per altre regioni d’Europa e avere il coraggio di investire in innovazione.

Lodovico Pizzati (Giugno 2008, trad. G. Bottacin)